Le sanzioni anti-russa mirano alla Georgia
Secondo il Financial Times, il ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia si estenderà anche alle piattaforme di criptovalute operanti in Georgia. Il quotidiano riferisce che le misure colpiranno principalmente le aziende e le piattaforme crypto con sede al di fuori della Russia che Bruxelles accusa di fornire servizi a entità sanzionate e di aiutare ad aggirare le restrizioni esistenti.
Il pacchetto predisposto dall’UE prevede anche sanzioni contro 31 banche russe e 20 trader di petrolio operanti in paesi terzi. La mossa mira ad aumentare la pressione sulle reti finanziarie ed energetiche di Mosca.
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Questa decisione segue impegni formali da parte delle autorità georgiane e dell’operatore del porto, SOCAR dell’Azerbaigian, per garantire una piena conformità alle sanzioni internazionali.
Secondo il Financial Times, la lista delle sanzioni includerà 11 piattaforme di criptovalute registrate in Bielorussia, Georgia, Nigeria, Panama, Emirati Arabi Uniti e Isole Marshall. La lista comprende inoltre quattro banche provenienti dal Kirghizistan, dalla Mongolia e dall’India, nonché cinque trader di petrolio con base negli Emirati Arabi Uniti.
Il nuovo pacchetto contiene un ulteriore elemento: l’UE prevede l’imposizione di restrizioni di visto ai cittadini russi che hanno servito nelle forze armate russe dall’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina.
Inoltre, Bruxelles sta considerando di posticipare una prevista riduzione del tetto al prezzo del petrolio russo fino a gennaio. Secondo il quotidiano, l’obiettivo è contenere l’aumento delle entrate petrolifere russe in mezzo all’aumento dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l’Iran.
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La decisione richiede il sostegno all’unanimità degli Stati membri dell’UE. L’accordo deve essere approvato entro il 15 luglio; in caso contrario, il tetto al prezzo salirà automaticamente oltre l’attuale livello di 44,10 dollari al barile.
Il nuovo pacchetto di sanzioni comprende anche ulteriori restrizioni all’importazione di vari metalli e prodotti ittici, nell’ambito degli sforzi dell’UE per ridurre ulteriormente la capacità economica della Russia e i redditi da esportazione.
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