L’organizzazione internazionale Freedom House afferma che nel 2025 la Georgia è stata inserita nell’elenco dei paesi che usano tattiche di repressione transnazionale.
In un rapporto speciale, l’organizzazione afferma che «il gruppo di stati che conducono la repressione si è ampliato», identificando sei nuovi paesi che praticano la repressione transnazionale: Afghanistan, Benin, Georgia, Kenya, Tanzania e Zimbabwe.
Nel rapporto, la repressione transnazionale è definita come uno stato che prende di mira i propri cittadini oltre i confini, inclusi attivisti, giornalisti, esponenti dell’opposizione e membri della diaspora.
Il rapporto afferma che a partire dal 2025 almeno 54 stati stanno tentando di «silenziare i dissidenti all’estero», rappresentando più di un quarto dei paesi nel mondo.
Tali azioni includono sia metodi diretti che indiretti:
- detenzioni illegali
- rimpatri forzati (estradizione)
- abusi dei meccanismi giuridici internazionali
- pressione su individui che vivono all’estero
Freedom House osserva anche che la repressione transnazionale è spesso attuata attraverso la cooperazione tra Stati, rendendo più difficile proteggere i dissidenti che vivono all’estero.
Nel caso della Georgia, il rapporto non fornisce esempi specifici. Il paese è menzionato solo una volta, in un unico paragrafo.
Secondo gli autori del rapporto, l’aumento della repressione transnazionale rappresenta una seria sfida sia per la protezione dei diritti umani sia per la sicurezza degli stati democratici dove i dissidenti cercano rifugio.
Freedom House sulla repressione transnazionale