Consiglio dei Media e della Radiodiffusione dell’Azerbaijan
Il pacchetto di emendamenti in discussione presso il Comitato per i Diritti Umani del parlamento azero riguarda le leggi sui media e sul servizio pubblico. La proposta più rilevante prevederebbe la creazione di un nuovo Consiglio per i Media e la Radiodiffusione, fondendo l’Agenzia per lo Sviluppo dei Media (MEDIA) e il Consiglio Audiovisivo.
Secondo le informazioni rese note durante la discussione in seno al comitato, il nuovo organo diventerebbe l’autorità regolatrice autorizzata dallo Stato per i settori dei media e della radiodiffusione. Assumerebbe i poteri delle due istituzioni esistenti, assumendone anche ulteriori responsabilità.
L’iniziativa va oltre una semplice fusione di due agenzie. Concentrerebbe una vasta gamma di funzioni all’interno di un unico organo statale, tra cui lo sviluppo dei media, la gestione del registro dei media, le licenze, la vigilanza regolamentare, la lotta alla disinformazione e l’analisi dei contenuti digitali su stampa, online e media audiovisivi.
Tuttavia resta una domanda importante: questo passaggio semplificherà la governance o centralizzerà ulteriormente quello che è già un sistema di controllo statale molto forte?
Le informazioni disponibili pubblicamente restano in gran parte limitate a reportage sulle riunioni del comitato, al quadro giuridico attuale e ai materiali pubblicati sui siti ufficiali delle istituzioni statali. Poiché il testo integrale del progetto di legge non è ancora stato reso pubblico, l’analisi di seguito si basa sui dettagli resi noti durante la discussione del comitato e sul quadro giuridico esistente.
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Come funziona l’attuale sistema e cosa cambierà?
Il modello attuale risale al 2021. Il 12 gennaio 2021, il presidente Ilham Aliyev istituì l’Agenzia per lo Sviluppo dei Media (MEDIA) mediante decreto presidenziale. Il documento giustificava la mossa come un modo per sostenere lo sviluppo dei media, proseguire le riforme istituzionali e incoraggiare l’adozione di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Il decreto attribuiva la supervisione generale dell’agenzia a un Consiglio di Sorveglianza composto da un presidente e sei membri nominati dal presidente. Un direttore esecutivo, anch’egli nominato dal presidente, dirige le operazioni quotidiane dell’agenzia. Nello stesso periodo, la Legge sui Media del 2021 ha posto il settore dei media dell’Azerbaijan sotto un unico quadro giuridico. La legge definisce separatamente i media audiovisivi, la stampa, i media online e le agenzie di stampa. In altre parole, il sistema giuridico ha trattato i diversi tipi di media in base a una legge unificata dal 2021.
Questo suggerisce che l’iniziativa attuale rappresenta meno un nuovo concetto che una fusione amministrativa all’interno di un quadro giuridico già unificato. Allo stesso tempo, i media audiovisivi rimangono soggetti a una struttura regolatoria separata. Secondo le informazioni pubblicate dal Consiglio Audiovisivo, la Legge sui Media designa il consiglio come regolatore del settore dei media audiovisivi.
Il consiglio opera con indipendenza organizzativa e funzionale. È composto da sette membri, tra cui un presidente. L’autorità esecutiva competente nomina i suoi membri. Il consiglio partecipa alla redazione delle norme per i media audiovisivi, rilascia licenze, effettua ispezioni e adotta decisioni legalmente vincolanti.
Secondo le informazioni presenti sul sito ufficiale dell’agenzia MEDIA, l’agenzia attualmente sostiene lo sviluppo dei media, organizza programmi di formazione professionale e aggiornamento, assiste i giornalisti e i lavoratori dei media, promuove l’introduzione di nuove tecnologie, mantiene il Registro dei Media e gestisce programmi e video di servizio pubblico commissionati dallo Stato. Di conseguenza, MEDIA si è principalmente occupata di funzioni di sviluppo e supporto, mentre il Consiglio Audiovisivo ha supervisione su licenze e regolamentazione della radiodiffusione.
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Quali poteri avrà il nuovo consiglio?
Secondo i dettagli resi noti dopo la discussione del comitato, il Consiglio dei Media e della Radiodiffusione diventerà l’organo statale autorizzato per i settori dei media e della radiodiffusione in Azerbaigian. La nuova istituzione assumerà i poteri sia dell’Agenzia MEDIA sia del Consiglio Audiovisivo.
Il ramo esecutivo nominerà il presidente e i membri del consiglio. I membri eleggeranno poi due vicepresidenti tra loro a maggioranza semplice.
La questione chiave riguarda l’ambito dei poteri del consiglio. Secondo i sommari pubblicati dopo la riunione del comitato, il nuovo organo potrà adottare misure per rafforzare l’indipendenza economica delle organizzazioni mediatiche, espandere la cooperazione tra lo Stato e i media, organizzare corsi di formazione e seminari per i giornalisti, commissionare programmi educativi e contenuti, agire come committente di stato per produzioni audiovisive, adottare misure per prevenire la diffusione di disinformazione, analizzare l’opinione pubblica e l’ambiente informativo, mantenere il Registro dei Media e rilasciare carte di accredito ai giornalisti.
Il consiglio acquisirà anche poteri per analizzare contenuti digitali sia nei mezzi di comunicazione che nei social network. Sarà in grado di segnalare sospette violazioni della legge alle autorità statali competenti.
Questi poteri vanno ben oltre il ruolo tradizionale di regolatore audiovisivo. Nel modello proposto, un’unica istituzione funge contemporaneamente da organo di supporto, operatore di strumenti finanziari e contratti statali, organismo che plasma le aspettative riguardo all’etica e all’equilibrio, nonché meccanismo di supervisione e intervento.
Il testo legale non identifica esplicitamente questo aspetto come un problema. Tuttavia, da una prospettiva istituzionale, l’accordo crea un rischio ovvio: per le organizzazioni mediatiche, lo stesso organismo diventerebbe una fonte di supporto, un centro di riconoscimento ufficiale e una potenziale fonte di sanzioni.
Secondo la normativa vigente, le carte di accredito dei giornalisti e il Registro dei Media già funzionano come strumenti controllati dallo Stato. L’articolo 70 della Legge sui Media stabilisce che le autorità rilasciano le carte di accredito dei giornalisti solo ai giornalisti iscritti al Registro dei Media.
L’articolo 73 definisce il registro come una risorsa informatica statale che sistematizza le informazioni su organizzazioni mediatiche e giornalisti. L’articolo 74 stabilisce criteri dettagliati e relativamente severi per l’inclusione. Il nuovo consiglio non solo manterrebbe questi strumenti, ma li integrerebbe anche con poteri normativi e analitici più ampi all’interno di un’unica istituzione.
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Razionale ufficiale e potenziali vantaggi
L’argomentazione centrale avanzata da funzionari e commentatori pro-governativi è che la trasformazione digitale ha sfumato i confini tra i diversi tipi di media, rendendo obsoleto il precedente sistema di regolamentazione separata.
Anche il decreto presidenziale del 2021 ha sottolineato la necessità di “cambiamenti qualitativi” nel settore dei media. Ha evidenziato l’importanza dell’ambiente informativo globale, l’uso diffuso delle tecnologie avanzate e la modernizzazione. Da questa prospettiva, l’iniziativa del 2026 sembra rappresentare la prossima tappa istituzionale nella politica dei media dello Stato, che si sta delineando dal 2021.
Il nuovo consiglio creerebbe una piattaforma unificata, rimuovendo di fatto le distinzioni tra televisione, radio, media online e l’ambiente digitale più ampio. Si ispira a modelli internazionali consolidati come OFCOM e ARCOM, rafforza il principio della “sportello unico” e potrebbe istituire un meccanismo di “gestione unificata delle crisi” nel campo della sicurezza informativa nazionale.
Questo costituisce il nucleo della narrazione ufficiale e l’interpretazione promossa dai media di sostegno.
Questi argomenti hanno una logica pratica. L’agenzia MEDIA già sovrintende al registro dei media, alle iniziative di innovazione, alla formazione professionale e ai programmi commissionati dallo Stato, mentre il Consiglio Audiovisivo gestisce le licenze e la vigilanza sulla radiodiffusione.
Di conseguenza, riunire in un unico organismo i dati di registro, lo status delle piattaforme, le funzioni di licenza e i meccanismi di risposta ai contenuti potrebbe accelerare i processi decisionali, ridurre la duplicazione burocratica e abbassare il rischio che diverse istituzioni statali rispondano in modo incoerente allo stesso problema su diverse piattaforme mediatiche.
Tuttavia, questi benefici possono materializzarsi solo a una condizione: il sistema deve prevedere procedure chiare, criteri decisionali trasparenti, meccanismi efficaci di reclamo e ricorso, responsabilità pubblica e trasparenza.
Altrimenti, un “approccio unificato” potrebbe facilmente evolversi in un “controllo unificato”. In definitiva, questa distinzione dipenderà non solo dalla struttura stessa, ma anche da come l’istituzione opererà in pratica.
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Rischi chiave e critica
Un certo numero di esperti indipendenti hanno espresso scetticismo sul fatto che i cambiamenti proposti contribuiranno allo sviluppo della società. A loro avviso, l’iniziativa indebolisce i meccanismi di supervisione pubblica e autoregolamentazione, mentre molte delle sue disposizioni rappresentano un passo indietro.
I critici prestano particolare attenzione a due ampi poteri nuovi: l’autorità di analizzare contenuti digitali su social network e piattaforme mediatiche, e il potere di riferire presunte violazioni della legge agli enti statali per possibili sanzioni.
Queste funzioni hanno aumentato le preoccupazioni tra i critici perché estendono la sorveglianza statale oltre il tradizionale settore della radiodiffusione e la applicano in modo più sistematico alla sfera pubblica digitale.
Una seconda preoccupazione riguarda l’operatività del Registro dei Media. L’esperto di diritto dei media Khalid Aghaliyev ha sostenuto durante l’adozione della Legge sui Media che le autorità applicano il registro in modo selettivo. Ha anche affermato che il requisito di “attività continua” funziona come condizione restrittiva che limita la libertà di stampa.
L’Articolo 74.2 della legge vigente richiede che i giornalisti che cercano l’inclusione nel Registro dei Media abbiano una laurea universitaria, almeno tre anni di esperienza professionale, nessun casellario penale, lavorino per un’organizzazione mediatiche che sia essa stessa iscritta nel registro e rispettino gli standard etici.
I critici quindi sostengono che la questione va oltre la creazione di un nuovo consiglio. A loro avviso, la nuova istituzione imporrebbe un meccanismo già controverso all’interno di un quadro istituzionale più ampio e potente.
Le norme legali internazionali giocano anch’esse un ruolo importante nel dibattito. In un parere legale del 2022, l’OSCE Rappresentante per la Libertà dei Media ha affermato che diverse disposizioni della Legge sui Media dell’Azerbaigian impongono restrizioni serie sulla libertà di espressione e sulla libertà dei media.
Il parere ha anche sostenuto che le salvaguardie per l’indipendenza del regolatore audiovisivo rimangono insufficienti e che le autorità statali detengono poteri eccessivamente ampi per limitare, sospendere o terminare i servizi mediatici.
Il Consiglio d’Europa, per la sua parte, ha sottolineato che regolatori audiovisivi indipendenti aiutano a creare un ambiente favorevole all’espressione della libertà. La Raccomandazione Rec(2000)23 sottolinea che la legislazione dovrebbe definire chiaramente i poteri degli organi regolatori, la loro responsabilità, le procedure di nomina e i meccanismi di finanziamento.
Anche l’OSCE ha sostenuto lo sviluppo di meccanismi di autoregolamentazione indipendenti.
Per i critici, la domanda centrale non è quindi semplicemente se emergerà una nuova istituzione. Piuttosto, è quanto indipendente sarà tale istituzione e dove si troverà finalmente il confine tra regolamentazione statale e libertà dei media.
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