Una ondata coordinata di proteste ha paralizzato lunedì i punti di controllo delle merci lungo i Balcani occidentali. Gli autotrasportatori provenienti da paesi al di fuori dell’Unione Europea hanno bloccato i valichi in Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Macedonia del Nord e Montenegro, inclusa la porta strategica di Bar, in segno di rivolta contro l’applicazione rigorosa delle norme di ingresso nell’area Schengen.
La causa della rivolta è stata l’implementazione del nuovo sistema elettronico di controllo degli ingressi e delle uscite (EES), lanciato in ottobre per modernizzare la gestione delle frontiere esterne dell’UE.
Questo sistema applica con rigore la regola esistente che permette ai cittadini non appartenenti all’UE di rimanere nell’area di libero movimento per soli 90 giorni entro un periodo di 180 giorni. Per i conducenti professionisti che attraversano regolarmente la frontiera per le consegne, tale limite viene raggiunto molto rapidamente, portando al loro impedimento di viaggiare e, in alcuni casi, all’espulsione per superamento del periodo.
“Ci dispiace essere arrivati a questo punto, ma non avevamo altre scelte,” ha detto Amir Hadzidedic, camionista, durante la protesta al punto di frontiera di Svilaj (Bosnia ed Erzegovina-Croazia). “L’unica cosa che chiediamo è che ci sia consentito lavorare. Chiediamo pazienza.”
Allarme per la paralisi economica
I manifestanti hanno dichiarato che permetteranno il passaggio solo per carichi di medicinali, animali vivi, armi ed esplosivi, mentre tutte le altre merci resteranno bloccate.
Si prevede un danno economico significativo. Il primo ministro della Serbia, Djuro Macut, ha chiesto uno status speciale per gli autotrasportatori regionali, avvertendo i funzionari dell’UE che la situazione rischia di «paralizzare completamente» le aziende di trasporto e le economie della regione.
L’impatto si sente anche sui passeggeri. Muhamed Kantic, un altro autista, ha spiegato che le regole colpiscono anche le linee degli autobus: “Quando il nostro conducente viene fermato, i passeggeri restano sull’autobus ad aspettare ore per un sostituto.”
La reazione di Bruxelles
Da Bruxelles, il portavoce della Commissione Europea, Markus Lammert, ha confermato che l’UE sta monitorando la situazione con piena attenzione.
Sebbene abbia sottolineato che la regola dei 90 giorni non è nuova, Lammert ha riconosciuto che l’UE è consapevole dei problemi che questo sistema provoca per determinati professionisti, come autisti, atleti o artisti in tournée. L’entrata in vigore piena del sistema EES è prevista per aprile, il che potrebbe peggiorare la situazione se non viene trovata una soluzione di compromesso.
Attualmente sei paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Kosovo, Macedonia del Nord e Montenegro) si trovano in fasi diverse del processo di integrazione nell’UE, ma i loro cittadini sono ancora trattati come cittadini di paesi terzi rispetto alle norme di Schengen.