L’accademico, scrittore e rinomato critico della letteratura albanese, Rexhep Qosja, che ci ha lasciato oggi, ha lasciato una lettera di testamento rivolta al suo nipote Valjeti.
La lettera, datata 30 aprile 2016 e firmata personalmente da Rexhep Qosja a Pristina, è stata resa pubblica dal nipote come prova della parola data e del rispetto dell’ultimo volere.
«Poiché ho vissuto credendo nel pensiero scientifico, nell’innalzamento spirituale e nel progresso sociale… desidero essere sepolto senza rituali religiosi.»
«Poiché ho vissuto e ho pensato… esprimendo opinioni critiche nei confronti dei governanti e dei loro poteri, desidero essere sepolto senza alcuna presenza ufficiale. La mia tumulazione deve essere effettuata solo dai miei familiari. … senza discorsi, senza mezzi di informazione, senza fiori, accanto alla tomba di mia moglie Speranza.»
Egli sottolinea di aver vissuto in modo semplice e desidera essere sepolto altrettanto semplicemente.
Riferendosi alla sua vita e all’opera dedicate alla libertà, all’unità nazionale e al benessere democratico degli albanesi, Qosja afferma di non aver lasciato debiti né verso l’Albania né verso il Kosovo, e che eventuali debiti da parte del Kosovo potranno essere valutati dai futuri storici.
La lettera si conclude con le parole: «Muio in pace» e con la convinzione di aver agito facendo del bene e diffondendo l’umanità, nonostante le condizioni politiche e sociali difficili in cui ha vissuto.
Lettera completa:
Una lettera per la fine.
La riporto a voi come prova della sua parola, rispettando l’ultimo volere che mi è stato affidato.
Valjeti
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A MIO NIPOTE VALJETI
DA CUI SI È CURATO DELLA MIA VITA E DA CUI
CHIEDO DI CURARE ANCHE LA MIA SEPULTURA
Poiché ho vissuto credendo nel pensiero scientifico, nell’innalzamento spirituale e nel progresso sociale, che lo rende possibile, desidero essere sepolto senza rituali religiosi.
Poiché ho vissuto e ho pensato, per la maggior parte del tempo, esprimendo opinioni critiche nei confronti dei governanti e dei loro poteri, desidero essere sepolto senza alcuna presenza ufficiale.
Il mio funerale deve essere effettuato solo dai miei familiari.
Poiché mi sono sforzato di vivere in modo semplice, altrettanto semplice voglio essere sepolto: senza discorsi, senza mezzi di informazione, senza fiori, accanto alla tomba di mia moglie Speranza.
Muio in pace.
Poiché ho dedicato la vita, la creatività intellettuale e l’attività politica alla libertà, all’unità e al benessere democratico del popolo albanese, posso dire di non aver lasciato debiti né verso l’Albania statale né verso il Kosovo, né per il presente né per il loro futuro; se il Kosovo mi dovesse qualcosa, questo lo diranno i futuri storici della letteratura, della cultura e del pensiero politico albanese.
Non credo di morire senza alcun peccato.
Poiché sono cresciuto, ho vissuto e lavorato in condizioni politiche e sociali, che anche dopo la liberazione del Kosovo e la creazione del suo stato, erano molto rigide; non posso dire che le mie opinioni espresse siano sempre libere da giudizi e valutazioni più aspre di quelle che dovrebbero. Tuttavia, mi aspetto la sepoltura fiducioso di aver vissuto, creato e agito facendo del bene, predicando il bene e diffondendo l’umanità.
Questi pensieri li ho scritti essendo consapevole e lucido.
Il tuo nonno, Valjet
Rexhep Qosja
(firma)
Pristina, 30.4.2016