Il primo ministro ad interim del Kosovo, Albin Kurti, mentre riceveva presso la sede del governo l’inviato speciale dell’UE per il dialogo con la Serbia, Peter Sorensen, tra le altre questioni hanno discusso anche della questione di circa 130 procuratori e giudici della comunità serba, i quali chiedono di tornare in servizio.
Nel novembre 2022 essi si sono dimessi collettivamente dagli istituti del Kosovo nel nord, in segno di ritorsione contro la decisione del governo di sostituire le targhe serbe con quelle kosovare nei comuni a maggioranza serba, Mitrovicë e Veriut, Leposaviç, Zveçan e Zubin Potok. Riguardo a questo punto, che ha suscitato critiche anche da parte della comunità internazionale, Kurti ha affermato di essere aperto a coinvolgere i serbi nel sistema giudiziario, ma è contrario al loro reintegro automatico in carica, insistendo che ogni decisione deve rispettare la Costituzione e le leggi del Kosovo.
«Le dimissioni collettive di quattro anni fa nel nord del Kosovo avevano proprio come obiettivo smantellare la composizione multietnica del nostro sistema democratico. Ora, la strada da percorrere è quella fissata dalla Costituzione e dalle leggi del Kosovo, la quale nel caso del sistema giudiziario implica mantenere la multietnicità, ma contemporaneamente anche garantire l’indipendenza e la qualità della giustizia» — si legge nel comunicato pubblicato da Kurti.
Più tardi la Presidente e il Primo Ministro in carica del Kosovo hanno spinto il Consiglio Giudiziario, che non è riuscito a riunirsi venerdì per mancanza di quorum, a chiedere la rimozione dai loro incarichi dei giudici serbi dimissionari, sebbene l’UE avesse chiesto di non esercitare pressioni su quell’istituzione indipendente della magistratura.