L’ex-sottosegretario di Stato degli Stati Uniti, James Rubin, ha concluso la sua testimonianza al Tribunale Speciale all’Aia. Per tre giorni di fila ha testimoniato a sostegno degli ex capi dell’UÇK, definendola ingiusta la detenzione per cinque anni in custodia cautelare dell’ex presidente Hashim Thaçi e di altri tre imputati.
Per Thaçi, Rubin ha detto che lui non era il leader supremo dell’UÇK e che aveva superiori dai quali otteniva l’approvazione. «Thaçi non è stato alcun tipo di comandante supremo», ha sottolineato.
Relativamente alle negoziazioni a Rambouillet, gli fu chiesto se Thaçi avesse minacciato Veton Surroi e Dukagjin Gorani, membri della delegazione kosovara all’epoca a Rambouillet, per il loro sostegno a un accordo; Rubin ha detto di non essere a conoscenza di alcuna minaccia fisica. Ha distinto tra la pressione morale e quella fisica, sottolineando che la pressione ideologica sulla questione dell’indipendenza era presente.
Ha rivelato che Madeleine Albright aveva esercitato una pressione su Thaçi per accettare l’accordo.
«Anche Albright ha minacciato Thaçi, e gli ha detto che se non avesse firmato, avrebbe lasciato i suoi uomini esposti ai serbi», ha dichiarato Rubin.
Relativamente alla struttura e all’attività dell’UÇK, Rubin ha detto che non esisteva una struttura organizzata come quella delle armate. Nella sua deposizione, Rubin ha affermato che l’UÇK aveva più gruppi, clan, ma non una vera e propria struttura militare.
«Da quello che ho visto, non ci sono state battaglioni, brigate o unità nell’UÇK, non credo che vi fosse un’organizzazione dal punto di vista militare», ha detto Rubin.
In relazione ai comunicati dell’UÇK, Rubin ha detto di averne letti molti, ma che gli sembravano come tentativi di rendere l’UÇK più importante di quanto fosse. Per me erano semplicemente manipolazioni, ha detto Rubin.
Parlando di Adem Demaçi, Rubin lo ha definito l’equivalente di Nelson Mandela, a causa dei lunghi anni di prigionia e della grande autorità morale sulla movimento di liberazione. Ha sottolineato che l’influenza di Demaçi era principalmente morale, non fisica.
Hashim Thaçi, Kadri Veseli, Jakup Krasniqi e Rexhep Selimi hanno negato le accuse sollevate dal Procuratore Speciale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante la fine degli anni ’90.