Giorgia Meloni in Baku
Per la premier italiana Giorgia Meloni, la visita a Baku del 4 maggio non riguarda semplicemente la prosecuzione degli accordi sul gas. Diversi fattori plasmano la visita. Tre sono fondamentali:
- L’Europa si sta allontanando dall’energia russa e cerca alternative,
- il Sud Caucaso è in una fase sensibile nel processo di normalizzazione post-conflitto,
- L’Azerbaigian si sta sempre più posizionando come hub energetico regionale.
Meloni è giunta a Baku dall’Armenia, dove ha partecipato al 8º vertice della Comunità Politica Europea.
Questo suggerisce che il messaggio politico inviato da Roma a Baku fosse strettamente legato a quello proveniente da Erevan.
La visita non riguarda solo le relazioni Italia–Azerbaigian. Riflette anche il ruolo sempre più importante del Sud Caucaso nell’approvvigionamento energetico dell’Europa, nella connettività dei trasporti e nella sicurezza.
L’autore di questa analisi ha scelto di restare anonimo.
Accordi chiave raggiunti durante la visita
Il programma ufficiale della visita della premier Giorgia Meloni era pieno zeppo.
È iniziato con un colloquio one-to-one con il presidente Ilham Aliyev, seguito da colloqui in formato allargato. I leader hanno poi rilasciato dichiarazioni congiunte e la visita si è conclusa con una cena di lavoro.
Sono stati annunciati i seguenti esiti:
- accordi in ambito culturale e di sicurezza alimentare,
- cooperazione energetica ampliata, comprese le iniziative per aumentare le esportazioni di gas azero verso l’Italia e discussioni sull’espansione del Trans Adriatic Pipeline (TAP),
- più stretta cooperazione nel settore difesa e militare attraverso progetti comuni e produzione, combinando la tecnologia italiana con le risorse finanziarie dell’Azerbaigian,
- una decisione di organizzare un forum imprenditoriale Azerbaijan–Italia a Baku nella seconda metà del 2026,
- la creazione di un meccanismo per il coordinamento politico in corso, con le priorità future da definire congiuntamente,
- un maggiore coinvolgimento delle aziende italiane nella ricostruzione di Karabakh ed East Zangezur, insieme a un aumento degli investimenti italiani in Azerbaijan.
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Oltre l’energia: il contesto delle relazioni Azerbaijan–Italia
L’energia è stata a lungo la spina dorsale dei rapporti tra Italia e Azerbaijan. Ma la partnership non è più limitata a quel settore.
Le dichiarazioni di partnership strategiche sono state firmate nel 2014 e nel 2020. Questo quadro politico si riflette nei legami economici, con l’Italia come principale partner commerciale dell’Azerbaigian.
Durante il sesto incontro della commissione intergovernativa nel gennaio 2026, Baku ha dichiarato:
L’Italia rappresenta il 25% del commercio estero dell’Azerbaigian e il 46,7% delle sue esportazioni totali.
In una conferenza stampa congiunta il 4 maggio, il presidente azero Ilham Aliyev ha affermato che il commercio bilaterale ha raggiunto circa 12 miliardi di dollari nel 2025.
La presenza di circa 130 aziende italiane in Azerbaijan, insieme a 23 progetti in Karabakh e East Zangezur realizzati con partner italiani, suggerisce che la relazione stia entrando in una fase “post- petrolio”.
Il gas, tuttavia, resta il pilastro chiave.
Secondo Aliyev, l’Azerbaigian ha esportato 25 miliardi di metri cubi di gas naturale lo scorso anno, di cui 9,5 bcm diretti in Italia.
I dati ufficiali pubblicati a gennaio 2026 mostrano che il Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha fornito 54,3 bcm di gas all’Europa, di cui 45,4 bcm all’Italia.
Anche il Ministero dell’Energia azero ha dichiarato che TAP ha soddisfatto circa il 15% della domanda di gas italiana nel 2025.
Allo stesso tempo, i legami negli investimenti si approfondiscono.
Secondo i dati ministeriali pubblicati a gennaio, il portafoglio del Fondo Statale di Riserva per il Petrolio dell’Azerbaigian (SOFAZ) in Italia ha raggiunto 2,8 miliardi di dollari.
Nel 2025, il fondo ha firmato un accordo per acquisire una partecipazione del 49% in un portafoglio di energia solare in Italia con una capacità di 402 megawatt.
Questi dati suggeriscono che i legami tra Baku e Roma si stiano progressivamente espandendo dai combustibili fossili verso progetti di transizione verde.
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«Riempire il vuoto»: la cronologia della visita e i segnali ufficiali
La premier Giorgia Meloni ha impostato il tono della visita.
A Baku ha detto che nessuna premier italiana aveva effettuato una visita ufficiale in Azerbaigian negli ultimi 13 anni, e che tale vuoto doveva essere colmato.
Ha affermato che le parti avevano concordato di spostare la cooperazione in un formato di “coordinamento politico permanente” e di definire congiuntamente le priorità.
Meloni ha anche annunciato piani per tenere un forum imprenditoriale a Baku nella seconda metà del 2026.
Questo suggerisce che la visita sia stata meno incentrata sulla firma immediata di grandi accordi e più sull’organizzazione di una nuova agenda politica ed economica.
Le dichiarazioni ufficiali indicano anche che l’agenda andava oltre l’energia.
Le discussioni hanno riguardato:
- l’espansione del Trans Adriatic Pipeline (TAP),
- investimenti in nuovi progetti,
- cooperazione nella difesa, inclusa la produzione congiunta,
- cooperazione aerospaziale, sicurezza marittima e protezione delle infrastrutture critiche.
Meloni ha descritto l’Azerbaigian come un “hub chiave” tra l’Europa e l’Asia, e l’Italia come una “porta privilegiata” verso il mercato europeo.
Ha anche evidenziato l’assistenza di Baku nell’evacuazione di cittadini italiani durante la crisi iraniana e nel temporaneo trasferimento dell’ambasciata italiana da Teheran a Baku.
Ha inoltre espresso sostegno per la normalizzazione delle relazioni con l’Armenia e ha descritto il 2026 come un anno importante in questo contesto.
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L’Azerbaigian come parte della sicurezza energetica europea
Dal punto di vista della sicurezza energetica dell’Europa, l’Azerbaigian non è un “gigante sostitutivo”, ma agisce chiaramente come una forma di “assicurazione strategica”.
La Commissione Europea afferma che nel 2026 Baku continua a svolgere un ruolo importante nel ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Il gas fornito tramite il Corridoio Meridionale del Gas contribuisce a rendere l’approvvigionamento più affidabile e diversificato.
I dati ufficiali mostrano:
- L’Azerbaigian ha fornito circa 13 miliardi di metri cubi di gas ai paesi UE nel 2025,
- nello stesso anno, l’UE ha importato 35 miliardi di metri cubi di gas russo.
In altre parole, Baku non ha sostituito Mosca, ma contribuisce alla diversificazione di rotte e fonti, in particolare lungo le vie di approvvigionamento meridionali come l’Italia.
Un memorandum del 2022 tra l’UE e l’Azerbaigian aveva fissato l’obiettivo di aumentare le forniture a non meno di 20 miliardi di metri cubi entro il 2027.
Tuttavia, i progressi dipendono dall’espansione graduale del TAP e dall’ottenimento di finanziamenti in Europa.
La visita della premier Giorgia Meloni a Baku, subito dopo Erevan, riflette lo sforzo dell’Italia di trovare un equilibrio pragmatico nella sua politica verso il Sud Caucaso.
Due binari paralleli sono visibili nell’approccio dell’Europa verso la regione:
- Il vertice UE–Armenia a Erevan del 5 maggio si è concentrato sull’energia, sui trasporti, sulla digitalizzazione e sulla connettività.
- Allo stesso tempo, a Baku, Meloni ha descritto l’Azerbaigian come partner strategico e una “ponte”.
Questa sequenza non rende Roma un mediatore diretto tra Azerbaigian e Armenia, ma rafforza l’immagine di un attore europeo in grado di interagire con entrambe le capitali.
Questo approccio ha dei limiti — in particolare preoccupazioni sui diritti umani.
Il Carnegie Endowment for International Peace osserva che i rapporti UE–Azerbaigian restano in gran parte guidati dall’energia. Un avvicinamento politico ed economico più profondo è limitato da divergenze su democrazia, stato di diritto e diritti umani.
Questo suggerisce che legami più stretti tra Italia e Baku non si traducano automaticamente in un pieno allineamento con l’agenda più ampia di Bruxelles.
Per l’Azerbaigian, i benefici sono chiari.
I contatti di alto livello con uno dei principali paesi UE rafforzano la posizione politica di Baku.
L’Italia resta un acquirente stabile e una destinazione di investimenti. Un evento SOFAZ a Baku a marzo — la “Ponte Azienda e Investimento Azerbaijan–Italia” — ha evidenziato gli sforzi per dare a questa cooperazione una base più istituzionale.
Il coinvolgimento delle aziende italiane in progetti in Karabakh e East Zangezur, insieme alle prospettive di cooperazione nella difesa, consente a Baku di collegare la ricostruzione post-conflitto alla cooperazione in materia di sicurezza.
Infine, nel contesto della crisi iraniana, il ruolo di Baku come piattaforma sicura per l’Italia aggiunge un ulteriore livello di fiducia strategica al rapporto.
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I rischi restano significativi
Rischi, tuttavia, restano significativi.
Secondo i materiali analitici del Parlamento Europeo, dopo i progressi nel processo di pace nel 2025, i negoziati tra Azerbaijan e Armenia sono entrati in una pausa prolungata.
L’avvio di un accordo di pace a Washington nell’agosto 2025 è stato un passo importante. Ma una serie di questioni sensibili che determineranno la firma finale e la sua attuazione rimangono irrisolte.
Chatham House osserva inoltre che le proposte di emendamento alla Costituzione armena — che l’Azerbaigian ritiene necessarie, citando quelle che considera rivendicazioni territoriali — e lo status delle rotte di trasporto regionali restano controversi.
Inoltre, l’aumento delle tensioni militari intorno all’Iran nel 2026 aumenta sia l’importanza strategica del Sud Caucaso sia i nuovi rischi per la stabilità regionale, i progetti di trasporto e il processo di pace.
Nel settore energetico, emerge un dilemma differente.
L’UE sta diversificando le forniture di gas mentre cerca anche di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. In questo contesto, la cooperazione con Baku potrebbe espandersi. Col tempo, tuttavia, è probabile che si affidi meno al gas e di più a progetti di energia verde e di connettività.
In questa fase, i legami tra Baku e Roma si stanno rafforzando. Ma il loro successo a lungo termine dipenderà da quanto la regione possa avvicinarsi a una pace duratura.
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