Sotto lo slogan “No nel mio nome”, cittadini provenienti da tutto il Kosovo e dalle altre regioni sono attesi a unirsi alla protesta convocata dalla piattaforma “La Libertà ha un Nome”. Nella piazza centrale di Pristina “Skënderbeu” si sono riuniti per esprimere la rivolta contro la decisione del Tribunale Speciale, che il 16 settembre ha condannato a un totale di 81 anni di carcere gli ex capi dell’UÇK, dichiarandoli colpevoli di crimini di guerra.
Dopo tale decisione, da più di due settimane il Kosovo è scosso da proteste quotidiane. Tra l’altro, i manifestanti chiedono al Governo del Kosovo di procedere con urgenza al Parlamento per l’approvazione della modifica e dell’integrazione della Legge sulle Camere Specializzate, un’iniziativa del PDK.
Il processo dovrebbe essere concluso entro il 6 ottobre, data di scadenza anche del termine per l’elezione del presidente, poiché in assenza di un accordo politico si teme che il paese possa andare a elezioni anticipate.
Oltre al Kosovo, proteste contro la decisione del Tribunale Speciale si sono tenute anche a Skopje, in diverse città degli Stati Uniti, in Canada, Svizzera, Germania e Austria, mentre il 10 ottobre sono state annunciate proteste simili anche a Bruxelles.
Il raduno di oggi coincide con il 29° anniversario del Movimento Studentesco del 1997, quando furono organizzate proteste per opporsi all’occupazione del Kosovo da parte della Serbia e si chiedeva il ritorno degli studenti negli istituti universitari, poiché erano stati espulsi dal regime di Milosevic agli inizi degli anni ’90.