L’Accademia delle Scienze e delle Arti del Kosovo ha segnato oggi la metà del secolo dalla sua fondazione. Nella cerimonia solenne tenutasi a Pristina hanno partecipato alti funzionari dello Stato provenienti dal Kosovo e dall’Albania, rappresentanti accademici provenienti da diversi paesi e ambasciatori accreditati in Kosovo.
Il Presidente dell’Albania, Bajram Begaj, nel suo discorso in occasione di questo anniversario giubilare, ha qualificato l’Accademia come un istituto fondamentale per il pensiero scientifico e per la salvaguardia dei valori nazionali.
«Un istituto che è stato e continua a essere la bussola del pensiero scientifico, della salvaguardia dei valori nazionali e promotore dello sviluppo culturale e intellettuale. Oggi celebriamo il percorso di mezzo secolo della conoscenza, del sacrificio e dell’impegno intellettuale civico e nazionale. Festeggiamo la vita di un istituto nato in condizioni difficili, ma che si è elevato al livello di altri istituti omologhi delle nazioni sviluppate.»
Duke parlato dell’eredità della conoscenza in Kosovo, Begaj ricordò che questa istituzione è stata innalzata sulle basi di una storia intellettuale ricca.
«Kosovo aveva una storia e un’eredità di conoscenze antiche preziose prima che questa istituzione assumesse la forma odierna. Questa eredità, oggi, in questo anniversario, la ricordiamo e la onoriamo con profonda gratitudine. I capi della scuola albanese, i professori della Normale, i primi studiosi e gli albanologi albanesi, decine e centinaia di scienziati, sono la base su cui è stata eretta l’Accademia.»
Il presidente albanese ha sottolineato che l’Accademia e gli intellettuali del Kosovo hanno avuto un ruolo insostituibile nel patriottismo nei periodi più difficili.
«Essi hanno difeso la lingua e la storia, l’identità albanese quando queste erano minacciate. Il loro patriottismo si è espresso non solo con grandi parole, ma con uno sforzo scientifico instancabile, creazioni audaci e la tenacia nel dire la verità.»
Begaj ha descritto la storia degli albanesi del Kosovo come una storia di ostacoli e repressione, in cui gli intellettuali hanno dato risposte forti alle pressioni.
«La storia degli albanesi del Kosovo non è la storia di un popolo con istituzioni libere. È la storia di ostacoli intenzionali, di restrizioni politiche e sociali da parte di un sistema crudo, repressivo e criminale che mirava a fermare ogni affermazione culturale, scientifica e dignità nazionale albanese. Quanto più forte è la pressione, tanto maggiore è stata la risposta dell’élite intellettuale del Kosovo.»
Nella sua esegesi, il presidente Begaj ha richiamato il momento storico che gli albanesi vivono oggi, frutto di molti sforzi e dell’aiuto di partner internazionali.
«Dopo molte fatiche e sacrifici e grazie all’aiuto degli Stati Uniti d’America e dei partner europei, gli Albanesi vivono un momento senza precedenti. Abbiamo due stati albanesi, due Accademie delle Scienze che servono un popolo. È la prima volta nella nostra storia che la conoscenza albanese può svilupparsi senza ostacoli, in libertà e cooperazione piena. Questo non ci dà solo sicurezza, ma anche la forza per procedere avanti, per elevarci come popolo attraverso la conoscenza, la creatività e lo spirito.»
In chiusura, Begaj ha sottolineato che il passato ha insegnato agli albanesi del Kosovo il valore della conoscenza, mentre il futuro richiede che questa conoscenza si trasformi in una forza di sviluppo per la nostra società.
«Il passato ci ha insegnato il valore della conoscenza e il futuro ci chiede di trasformare questa conoscenza in una forza di sviluppo per la nostra società.»