Protesta in Georgia contro gli abusi nelle prigioni
La 43ª “marcia del sabato” pro-europea a Tbilisi, tenutasi la sera del 10 ottobre, mirava a richiamare l’attenzione sui problemi sistemici nelle prigioni della Georgia, a seguito di diverse accuse di tortura e abusi presentate dai detenuti nell’ultima settimana.
La pubblica indignazione è stata suscitata da una dichiarazione del detenuto Giorgi Davitadze, che ha accusato il personale della Prigione di Rustavi n. 6 di abusi sessuali.
Caso Giorgi Davitadze: come ha attirato l’attenzione su ciò che sta accadendo nelle prigioni della Georgia
Un detenuto della Prigione di Rustavi n. 6 accusa diversi membri del personale di abusi sessuali, ma le autorità della prigione negano le accuse.
«Smettete di torturare i prigionieri!» hanno gridato centinaia di manifestanti. Tra loro c’erano membri della famiglia di Giorgi Davitadze. Sua sorella ha chiesto al pubblico di mostrare solidarietà ai prigionieri che sono diventati vittime del sistema.
Scene di proteste in Georgia: raccolta completaLe “marce del sabato” fanno parte di un movimento di protesta in corso che in Georgia è continuato per 682 giorni.
I manifestanti chiedono che la Georgia torni sulla via dell’integrazione europea e che tutti i prigionieri politici siano rilasciati. Chiedono anche l’abrogazione di tutte le leggi anti-democratiche promulgate dal partito al potere Georgian Dream negli ultimi due anni.
I manifestanti e i partiti d’opposizione ricordano che una parte della società georgiana non riconosce ancora i risultati delle elezioni parlamentari svoltesi nell’autunno 2024. Chiedono elezioni parlamentari anticipate.
Nel corso di quasi due anni di proteste, decine di persone sono state arrestate. Molti sono stati accusati di reati e condannati al carcere.
Per la prima volta nella storia della Georgia indipendente, il paese conta circa 150 prigionieri di coscienza, tra cui donne. Tra loro c’è Mzia Amaglobeli, fondatrice dei mezzi d’informazione indipendenti Batumelebi e Netgazeti. Le è stata inflitta una condanna di due anni di prigionia per aver colpito un agente di polizia.
Le proteste continuano nonostante una repressione sempre più intensa della società civile e dei media.
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