La Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha accettato il caso dell’attivista georgiano Irakli Miladze. Il caso riguarda la libertà di espressione online e i procedimenti amministrativi avviati contro l’attivista.
L’Associazione Geogiana dei Giovani Avvocati (GYLA) ha chiesto alla corte di rinviare il caso Miladze alla Grande Camera nell’agosto 2026.
Secondo la presidente della GYLA, Tamar Oniani, ciò significa che finché la Grande Camera non pronuncerà la sua sentenza, i tribunali cittadini e di appello della Georgia non possono citare il caso come precedente quando limitano la libertà di espressione sui social media.
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Gli avvocati e i difensori dei diritti umani ritengono che l’obiettivo del dipartimento sia stabilire un controllo statale diffuso sulla società.
Caso Irakli Miladze
Nel 2022, le autorità hanno multato l’attivista Irakli Miladze per aver usato un linguaggio offensivo in un video in cui criticava la politica dei trasporti di Tbilisi. Una parte del linguaggio offensivo era rivolto al sindaco della città, agli ufficiali municipali e agli agenti di polizia.
Le autorità hanno portato il caso ai sensi dell’Articolo 166 del Codice delle Offese Amministrative, che riguarda il teppismo di lieve entità, inclusivo l’uso di linguaggio osceno in luoghi pubblici. La Corte della Città di Tbilisi ha ordinato a Miladze di pagare 2.000 lari [~$740], ma la Corte d’Appello ha ridotto la multa a 500 lari [~$185].
Il 19 maggio 2026, la Quarta Sezione della CEDU ha deliberato sul caso e ha ritenuto che le autorità non avessero violato la libertà di espressione di Miladze, protetta dall’articolo 10 della Convenzione.

La corte ha ritenuto che le dichiarazioni di Miladze non facessero parte di un dibattito pubblico e, di conseguenza, non meritassero lo stesso livello di protezione per la libertà di espressione riguardo a questioni di interesse politico o pubblico.
La corte ha anche considerato la dimensione della multa e le sue conseguenze, osservando che la sanzione non impediva a Miladze di proseguire le sue attività civiche e politiche. Allo stesso tempo, la corte ha confermato che il concetto di “spazio pubblico” copre anche le piattaforme online quando sono ampiamente accessibili al pubblico.
Il caso verrà ora riesaminato, ma ciò non significa che la Grande Camera abbia già stabilito che i diritti di Miladze siano stati violati. Nella sentenza finale, potrebbe confermare la precedente decisione o prendere una posizione diversa.
La domanda chiave sarà se le dichiarazioni di Miladze su TikTok fossero protette dalla libertà di espressione e se l’imposizione di una multa amministrativa fosse giustificata.
Secondo la GYLA, l’importanza di riferire il caso alla Grande Camera è ulteriormente sottolineata dal fatto che, dopo la sentenza di maggio 2026, il Ministero dell’Interno ha istituito una cosiddetta “dipartimento di censura”. La GYLA afferma che le sue attività sono collegate a casi amministrativi avviati contro cittadini per opinioni che pubblicano sui social media.
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