James Carafano, esperto senior di politica estera e sicurezza nazionale presso la Heritage Foundation, afferma che Washington desidera migliorare le relazioni con la Georgia ma non si accontenterà del solo buon volere. Secondo Carafano, gli Stati Uniti non sono pronti a concedere al governo georgiano concessioni speciali, e una cooperazione più profonda dipenderà dal fatto che Tbilisi produca risultati concreti in cambio.
In un’intervista rilasciata a Independence Avenue Media registrata il 18 giugno 2026, Carafano ha sottolineato che l’amministrazione Trump dà priorità ai risultati rispetto alla retorica. Sosteneva che Washington non è più interessato a isolare la Georgia, ma neanche disposto a investire capitale politico nel cercare di “spingere” Tbilisi verso una partnership.
US national security expert responds to Georgian PM’s remarks on improving ties with Washington
James Carafano: ‘Tbilisi chose a foolish anti-Western strategy’
Carafano’s interview carries a clear message. Washington is willing to improve relations with Georgia, but those ties will no longer be based solely on geopolitical goodwill or the legacy of a longstanding partnership. According to Carafano, if Tbilisi wants to open a new chapter in relations with the United States, it will need to offer more than rhetoric.
The Heritage Foundation is one of the most influential conservative think tanks in the United States. It focuses on public policy and exerts significant influence within Republican political circles. James Carafano is among its leading foreign policy experts. The Heritage Foundation gained particular prominence among Republicans during the Trump administration. As a result, its assessments often reflect views that are widely shared within Washington’s conservative policy establishment.
Washington’s interests: Georgia as part of the Middle Corridor
Secondo Carafano, gli Stati Uniti ritengono ancora importante la loro relazione con la Georgia e vedono opportunità di una cooperazione più stretta in settori che servono gli interessi di entrambi i paesi. A suo avviso, Washington ha riconosciuto che tentativi di isolare o ignorare la Georgia non avvantaggiano nessuna delle due parti.
In questo contesto, egli attribuisce particolare importanza al Middle Corridor, la rotta commerciale e di trasporto che collega l’Asia centrale al Sud Caucaso e all’Europa via il Mar Nero. Carafano sostiene che il corridoio riveste un’importanza strategica per gli Stati Uniti e che la Georgia è uno dei suoi snodi essenziali.
Dice che Washington vuole stabilità in tutta la regione e considera necessaria una cooperazione più forte con la Georgia per raggiungere tale obiettivo. È in questa cornice che interpreta le osservazioni del Segretario di Stato Marco Rubio, che di fronte al Congresso ha affermato che il governo georgiano aveva chiesto agli Stati Uniti quali passi potessero intraprendere per migliorare le relazioni bilaterali.
Rubio ha formulato tali osservazioni durante un’audizione presso la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il 4 giugno 2026. Ha aggiunto che Washington aveva informato il lato georgiano sulle misure che sarebbe stato necessario intraprendere per ripristinare la partnership.
Il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze, tuttavia, ha negato fermamente che Tbilisi avesse chiesto consiglio a Washington su come ricostruire le relazioni bilaterali.
“Trump doesn’t care about words — he cares about results”
Secondo Carafano, il governo georgiano vuole cooperare con gli Stati Uniti mantenendo al contempo la massima libertà di manovra. A suo avviso, però, questo approccio è improbabile che abbia successo.
«Questo presidente è interessato solo ai risultati. Trump non si preoccupa di gesti simbolici o parole calorose se non sono supportati da esiti politici o economici concreti. Tbilisi dovrà sedersi al tavolo con Washington e presentare proposte che offrano reali benefici in settori di interesse reciproco», dice l’esperto.
Carafano sostiene che i rapporti si approfondiranno solo se la Georgia offrirà agli Stati Uniti qualcosa di tangibile. A suo avviso, Washington non cerca dichiarazioni di lealtà ma una cooperazione pratica che favorisca interessi comuni.
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Critiche alle politiche del governo georgiano
Carafano sostiene che negli ultimi anni l’approccio del governo georgiano si sia focalizzato in gran parte sul contenimento del dissenso interno. Allo stesso tempo, sostiene, Tbilisi ha risposto alle critiche occidentali allontanandosi sia dall’Europa sia dagli Stati Uniti, avvicinandosi invece a Russia e Cina.
A suo avviso, una simile strategia potrebbe aiutare il governo a mantenere il potere politico nel breve termine. A lungo termine, tuttavia, ritiene che non serva agli interessi nazionali della Georgia. Carafano sostiene che la Russia è improbabile che riacquisti il suo ruolo di potenza dominante nelle questioni regionali, mentre la Cina tende a muoversi dove può assicurarsi guadagni economici e influenza politica in modo relativamente facile, senza necessariamente dare priorità agli interessi dei partner locali.
Allo stesso tempo, lancia un avvertimento: se la Georgia continuerà ad allontanarsi dalle iniziative regionali, rischia di essere bypassata dallo sviluppo del Middle Corridor. Se ciò dovesse accadere, l’importanza della Georgia sia come snodo di transito sia come attore politico potrebbe diminuire.
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Secondo Marco Rubio, Washington ha comunicato al governo georgiano quali passi è necessario intraprendere per migliorare le relazioni con gli Stati Uniti.

«La Georgia non può essere un partner forte degli Stati Uniti se i suoi cittadini non sono in grado di plasmare il proprio futuro»
Quando gli è stato chiesto se l’amministrazione Trump avrebbe trascurato l’arretramento democratico, la repressione politica e la soppressione del dissenso in Georgia, Carafano risponde chiaramente: no.
Sottolinea che la questione va oltre un impegno di principio per la democrazia o il sostegno a un governo particolare. Secondo lui, la ragione è più pratica. Un paese non può essere un partner forte e affidabile se i propri cittadini non sono in grado di influenzare la direzione politica e sociale del paese.
Carafano aggiunge che Washington non può ignorare gli sviluppi che minano direttamente l’efficacia e la stabilità della Georgia come partner. A suo avviso, la repressione politica e le restrizioni al dissenso rientrano in quella categoria.
«Washington si schiererà né con il governo né con l’opposizione»
Allo stesso tempo, Carafano sottolinea che gli Stati Uniti non si schiereranno nella lotta politica interna della Georgia. Secondo lui, Washington non agirà né come alleato del governo né come strumento per il loro ritiro dal potere.
È particolarmente critico nei confronti dell’opposizione, sostenendo che le forze d’opposizione georgiane sono diventate così frammentate e poco pratiche da non offrire una credibile alternativa politica. In questo contesto, Carafano ritiene che un supporto aperto degli Stati Uniti per entrambe le parti non sarebbe utile né giustificato.
Indica inoltre quelle che considera aspettative irrealistiche da entrambe le parti. Il governo georgiano, sostiene, crede di poter restaurare un rapporto speciale con gli Stati Uniti senza prendere misure concrete. Allo stesso tempo, alcune fazioni dell’opposizione si aspettano che Washington risolva i loro problemi politici.
«Se boicottate le elezioni e vi rifiutate di parteciparvi, e poi vi aspettate che gli Stati Uniti intervengano e dichiarino illegittimi i risultati, non lo faremo», conclude Carafano.
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“The next move is Georgia’s”
Carafano argues that the Georgian government’s biggest mistake in recent years has been its failure to take advantage of opportunities for cooperation with the United States on issues of mutual interest.
He notes that such a position might have been viewed differently under the previous US administration, when Washington and its European partners adopted a more confrontational approach towards the Georgian government. In his assessment, however, the Trump administration’s approach is different and places greater emphasis on engagement.
At the same time, Carafano stresses that this does not mean the United States will pursue Georgia at any cost. In his view, the next step belongs to Tbilisi.
«Se la Georgia vuole nulla più che retorica anti-occidentale ad alto volume, Washington non correrà dietro a essa. Ma se il governo georgiano desidera maggiore prosperità, stabilità e sicurezza per il paese, allora gli Stati Uniti sono il miglior partner per aiutare a raggiungere tali obiettivi.»
Secondo Carafano, la scelta finale spetta al governo georgiano. La domanda, dice, è se voglia un coinvolgimento serio e una partnership genuina con Washington, o se preferisca un percorso di isolamento, repressione politica e vita all’ombra di Russia e Cina.
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«Se Tbilisi vuole dialogo, i canali esistono»
Secondo Carafano, la risposta del governo georgiano alle osservazioni di Marco Rubio è stata “completamente irresponsabile e controproducente”, anche se Washington non aveva intenzione di esasperare le tensioni in pubblico. A suo avviso, la ragione è semplice: gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a una rottura completa delle relazioni con la Georgia e continuano a lasciare aperta la porta al dialogo.
Carafano afferma che il messaggio di Washington è semplice. Se Tbilisi vuole un dialogo significativo, i canali esistono già. Ma se il rapporto si riduce a dichiarazioni pubbliche, prove di forza politica e gesti simbolici, gli Stati Uniti non lo considereranno una partnership seria.
Cosa si aspetta Washington da Tbilisi?
Secondo Carafano, una delle principali priorità degli Stati Uniti resta il successo del Middle Corridor. Crede che Washington voglia che Georgia svolga un ruolo più ampio nel progetto, sia nello sviluppo del corridoio stesso sia nel rafforzare la sicurezza nella regione del Mar Nero.
A suo avviso, il Mar Nero dovrebbe rimanere uno spazio libero e aperto per il trasporto commerciale, lo sviluppo delle infrastrutture e la cooperazione in materia di sicurezza. In questa cornice, Carafano sostiene che gli Stati Uniti cercano una cooperazione regionale più solida per migliorare la sicurezza delle rotte di trasporto, energia e infrastrutture attraverso il Mar Nero.
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China’s infrastructure influence and US concerns
Carafano places particular emphasis on China’s role in the region. He says Washington has no objection to Chinese goods moving through the Middle Corridor. Concerns arise only when China owns or controls strategic infrastructure, whether ports, digital networks or other critical assets.
According to Carafano, the United States is prepared to compete with China across all sectors. Its main objective, however, is to ensure that partner countries do not become strategically dependent on Beijing. In his view, such an approach serves not only American interests but also those of the countries involved.
He makes a similar argument when discussing energy security. Carafano says Washington would like to see significantly larger volumes of oil and gas transported through the Middle Corridor. In his assessment, the efficient movement of energy resources across the region is critical to global energy security.
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Carafano argues that China is interested less in Georgia itself than in the opportunities it can offer. In his view, Beijing gravitates towards places where it can secure “easy money” and “easy influence”, while showing little interest in taking responsibility for the security or stability of partner countries.
According to Carafano, China is unlikely to provide Georgia with meaningful strategic guarantees. He argues that Beijing will not confront Russia or Iran on Georgia’s behalf. As a result, if Tbilisi fails to defend its interests clearly in dealings with China, it risks receiving far less than it gives in return.
The expert believes that countries achieve the best outcomes in their relations with China when they maintain a firm negotiating position and resist pressure to make unnecessary concessions. Otherwise, he warns, a partner country can gradually slip into a position of dependency.
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«Gli argomenti sul ‘deep state’ e la MAGA non risuonano a Washington»
Carafano respinge fermamente l’idea che l’affinità ideologica tra il governo Georgian Dream e l’amministrazione Trump possa, di per sé, servire da base per una relazione speciale.
Riferendosi alla lettera aperta del primo ministro Irakli Kobakhidze, in cui criticava lo “stato profondo” e USAID evidenziando somiglianze tra Georgian Dream e l’amministrazione Trump, Carafano sostiene che tali messaggi hanno poco peso a Washington.
Secondo lui, le relazioni sotto l’amministrazione Trump sono guidate dal pragmatismo piuttosto che da chi adotta quale posizione nei dibattiti politici interni all’America. Carafano afferma che gli Stati Uniti non hanno bisogno di partner semplicemente perché parlano la lingua della politica MAGA o perché si oppongono allo “stato profondo”. Ciò che Washington vuole, sostiene, sono paesi in grado di offrire una cooperazione significativa e produrre risultati concreti.
Secondo lui, il tentativo del governo georgiano di trasformare un allineamento retorico al vocabolario politico di Trump in un asset strategico era destinato a fallire fin dall’inizio.
«La democrazia e i diritti umani in Georgia non scompaiono dall’agenda»
Carafano non ritiene che l’amministrazione Trump sia pronta a ignorare l’arretramento democratico, la repressione politica e le preoccupazioni per i diritti umani in Georgia in cambio di accordi commerciali o geopolitici favorevoli.
Osserva che gli Stati Uniti mantengono rapporti con molti paesi in cui esistono serie preoccupazioni per i diritti umani. Ciò non significa che tali questioni spariscano dall’agenda. Carafano cita la Bielorussia come esempio, sostenendo che tali temi rimangono parte delle discussioni a Washington, non come lezioni morali ma come considerazioni pratiche che influenzano la qualità e la durata delle partnership.
Secondo Carafano, queste preoccupazioni sono importanti non perché gli Stati Uniti vogliano imporre il proprio modello politico agli altri, ma perché la repressione politica, un clima di intimidazione e istituzioni deboli minano le relazioni economiche e politiche sane.
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«L’idea che qualcuno volesse trascinare la Georgia in una guerra con la Russia era assurda fin dall’inizio»
Interpellato sull’asserzione a lungo sostenuta del Georgian Dream secondo cui l’Occidente, inclusi gli Stati Uniti, avrebbe cercato di trascinare la Georgia nella guerra in Ucraina, Carafano respinge l’accusa come falsa.
Secondo lui, la narrazione è circolata in tutta l’Europa attraverso la Russia e gruppi simpatizzanti di Mosca. In realtà, sostiene Carafano, il contrario è vero: nessuno vuole espandere la guerra, tanto meno costringere un altro paese a intraprendere azioni contro la propria volontà.
«La cooperazione in materia di sicurezza potrebbe proseguire, ma l’attuale situazione sta danneggiando la Georgia»
Discutendo il futuro della cooperazione militare e di sicurezza in assenza di un miglioramento delle relazioni tra Washington e Tbilisi, Carafano dice che tale cooperazione potrebbe non arrestarsi completamente. Sostiene però che mantenere lo status quo finirebbe per danneggiare irreparabilmente la Georgia stessa.
«Gli Stati Uniti non possono restare a guardare la Georgia con il fiato sospeso», dice.
«Il mondo non ruota attorno alla Georgia. Se Tbilisi continua a operare in uno stato di invisibilità e mediocrità, sarà il paese stesso a pagare il prezzo più alto, comprese le forze politiche attualmente al potere.»
«L’UE continua a favorire la pressione e l’isolamento. Gli Stati Uniti cercano una strada diversa»
Valutando i rapporti della Georgia con l’Unione Europea, Carafano sostiene che Bruxelles continui a perseguire un approccio più punitivo e isolante, mentre gli Stati Uniti, a suo avviso, sono già passati oltre questa fase.
Indica la Bielorussia come esempio, affermando che i governi europei hanno scelto l’isolamento mentre gli Stati Uniti hanno optato per l’impegno. Carafano suggerisce che se la Georgia riuscirà a costruire una vera partnership strategica con Washington, e tale approccio si dimostrerà efficace, i decisori europei potrebbero gradualmente muoversi nella stessa direzione.
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A “new balance of power” in the South Caucasus
Carafano argues that the balance of power in the region has shifted as ongoing diplomatic efforts between Armenia and Azerbaijan, combined with growing US engagement, create a new political reality.
Against this backdrop, he says, Georgia no longer occupies the central position it once held. At the same time, Washington’s attention is increasingly turning towards Romania and Bulgaria, where American influence continues to grow.
However, Carafano stresses that Georgia can still play an important role if its government demonstrates the necessary political will to strengthen the partnership.
Anaklia Port and the lack of “proactivity”
Discussing the Anaklia deep-water port project, Carafano points to Armenia and Azerbaijan as regional examples.
He argues that a peace agreement between the two countries would not have been possible without active US involvement. At the same time, he says Washington’s participation alone was not the decisive factor. What mattered equally was the willingness of the parties themselves to develop a political agenda capable of drawing the United States into the process.
“The key word is proactivity — putting forward initiatives that deliver real results for both sides.”
In Carafano’s view, that is the kind of approach most likely to attract sustained attention and engagement from the United States.
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The European Commission study describes Georgia as one of the key transit links between Asia and Europe.

Sanzioni e condizioni politiche
Discutendo la possibilità di revocare le sanzioni imposte a Bidzina Ivanishvili, Carafano afferma che la decisione dipenderà interamente da azioni politiche concrete.
Secondo lui, Washington non rimuoverà le sanzioni sulla base di promesse o dichiarazioni generiche di intenti. Invece, si aspetterà risultati politici concreti e un pacchetto chiaro di proposte da parte della Georgia.
Carafano sostiene anche che gli Stati Uniti hanno già segnalato volontà di perseguire un rapporto più aperto con la Georgia. In suo giudizio, tuttavia, Tbilisi deve ancora rispondere in modo significativo.
Contrasta l’approccio della Georgia con quello di paesi come la Serbia, che, secondo lui, hanno reagito a segnali simili con una politica estera più attiva e pragmatica.
Opinione: Georgia–US ties set to stagnate as Trump ‘unmoved’ by empty rhetoric
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Wide-ranging interview on Georgia-US relations