Demolition of historic quarters in Baku
Nel quartiere storico di Baku noto come Bayir Shahar, opere di demolizione su larga scala sono in corso da un anno, attirando l’attenzione pubblica. La distruzione di questi vecchi quartieri nel centro della città — in particolare nell’area intorno alla Moschea Teze Pir — ha suscitato un forte malcontento tra i residenti.
Il noto rapper Elshad Khose, che aveva criticato le demolizioni a Bayir Shahar, è stato anche arrestato e condannato a 15 giorni di detenzione con l’accusa di “resistenza alla polizia”.
Nel frattempo, le autorità hanno dichiarato il 2026 «Anno dello Sviluppo Urbano e dell’Architettura» in Azerbaigian. L’obiettivo strategico ufficiale è mettere in evidenza le tradizioni nazionali nello sviluppo urbano e nella pianificazione moderna. Gli architetti osservano che, nel lanciare l’iniziativa, il presidente Ilham Aliyev ha posto particolare enfasi sulla necessità che «Baku conservi il suo carattere storico».
Il paradosso, sostengono, è che mentre i funzionari sottolineano la conservazione del patrimonio storico ed architettonico a livello nazionale, sono proprio questi valori in Bayir Shahar a essere minacciati di distruzione.
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Demolizioni e proteste dei residenti

In concomitanza con l’intensificazione dei lavori di demolizione in Bayir Shahar, i residenti e gli attivisti urbani hanno avviato una campagna di protesta. A giugno dell’anno scorso, gli architetti locali hanno lanciato una petizione online chiedendo la fine della distruzione dei quartieri storici.
La petizione, pubblicata su Change.org, ha rapidamente raccolto centinaia di firme. Ha fissato le seguenti richieste specifiche:
- interruzione immediata delle demolizioni;
- preservazione e restauro dei quartieri storici;
- trasformazione dell’area in un centro culturale pedonale (uno spazio pubblico aperto per i residenti della città);
- fine allo sgombero forzato dei residenti.
La petizione descrive Bayir Shahar come “uno dei quartieri antichi e distintivi di Baku”, sottolineando in particolare che le strade intorno alla Moschea Teze Pir sono “sotto seria minaccia di demolizione”.
I residenti della città e i professionisti che hanno firmato la petizione affermano che queste aree non sono semplicemente una collezione di vecchi edifici, ma rappresentano “la memoria e il carattere di Baku” — portatori della memoria storica della capitale e della sua atmosfera unica. A loro avviso, preservare Bayir Shahar è essenziale sia per proteggere il patrimonio culturale e il potenziale turistico, sia per trasmettere questi valori alle future generazioni.
Le proteste contro le demolizioni hanno superato la petizione. È in corso una campagna su larga scala sui social media, con residenti e attivisti urbani che pubblicano video su Facebook e Instagram che mostrano demolizioni continue a Bayir Shahar anche di notte, nel tentativo di attirare l’attenzione sulla distruzione delle case storiche.
Per diversi mesi, gli architetti locali hanno inviato appelli agli enti ufficiali, avvertendo sul destino di Bayir Shahar. Alcuni residenti descrivono apertamente ciò che sta accadendo come la “cancellazione della storia di Baku”, una frase ampiamente diffusa sui social media.
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Questione di compensazione e minaccia al patrimonio storico
I meccanismi di compensazione offerti ai residenti le cui abitazioni sono previste per demolizione hanno suscitato malcontento. Secondo le informazioni ufficiali, ai residenti sono stati offerti pagamenti tra 2.200 e 2.700 manat (circa 1.300–1.600 USD) al metro quadrato al momento del riassegnamento. Tuttavia, gli stessi residenti affermano che tali somme sono insufficienti, poiché la compensazione rende praticamente impossibile acquistare alloggio comparabile nel centro della città, vicino al loro posto di residenza precedente.
Molte famiglie non hanno fiducia nel lasciare case in cui hanno vissuto per molti anni e che spesso sono state tramandate di generazione in generazione, a un prezzo che considerano al di sotto del mercato. Di conseguenza, alcuni proprietari hanno rifiutato di accettare la compensazione proposta e vendere le loro case.
Nel frattempo, la tessitura storica di Bayir Shahar è seriamente minacciata. L’area è ricca di edifici residenziali e monumenti architettonici risalenti alla seconda metà del XIX secolo e all’inizio del XX secolo. Inoltre, secondo il piano maestro della città (Baku Master Plan 2040), Bayir Shahar e l’area intorno alla Moschea Teze Air hanno lo status di una Zona di protezione speciale.
Formalmente, questo status significa che i lavori di demolizione su larga scala nell’area sono proibiti e che sono permesse solo misure di conservazione e restauro. In pratica, però, tale principio non risulta essere osservato.
Gli architetti fanno notare che nel 2015–2016 un certo numero di edifici storici in Bayir Shahar, di 120–130 anni, sono stati improvvisamente rimossi dal registro statale. Di conseguenza, questi edifici, che non sono più ufficialmente riconosciuti come siti del patrimonio protetto, possono ora essere demoliti senza alcun ostacolo.
Si sono già verificati tali casi. Il 25 maggio dello scorso anno, una parte di un edificio storico costruito nel 1887 e situato in 89 Via Leone Tolstoj è stata demolita.
Sebbene l’edificio fosse stato precedentemente registrato nel registro statale come monumento storico protetto, la sua rimozione dall’elenco ha portato gli architetti e i residenti a descrivere la demolizione come “illegale”.
Le autorità, per loro parte, hanno negato tali affermazioni. Il Dipartimento principale di Architettura e Pianificazione Urbana di Baku ha dichiarato che gli edifici registrati nel registro statale come monumenti storici non saranno interessati durante il processo di demolizione.
Tuttavia, gli architetti chiedono cosa accadrà agli edifici che una volta erano iscritti nel registro ma che in seguito ne sono stati rimossi.
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Linea ufficiale: “Miglioramenti urbani” e strategia per l’Anno dell’Architettura
Le autorità e i media vicini allo Stato inquadrano quanto sta accadendo a Bayir Shahar in una luce diversa. Le autorità esecutive locali affermano che i lavori in corso non sono demolizioni, ma cosiddette «misure di miglioramento urbano».
In una lettera di risposta ufficiale inviata dall’Amministrazione Esecutiva del Distretto Yasamal di Baku all’Amministrazione Presidenziale, si afferma esplicitamente che le attività svolte a Bayir Shahar sono “misure di miglioramento urbano volte a creare condizioni sane per vivere, lavorare e divertirsi in conformità ai requisiti legali, garantire la sicurezza pubblica e migliorare le condizioni esistenti”.
Tradotto dal linguaggio burocratico, questo implica il rinnovo delle infrastrutture dell’area, la riparazione delle facciate degli edifici e miglioramenti all’ambiente di vita. In altre parole, si sostiene che la demolizione delle case vecchie non contraddice il piano di sviluppo urbano ma, al contrario, costituisce una necessaria misura di “miglioramento” all’interno del processo di modernizzazione della città.
Tuttavia, il pubblico è rimasto insoddisfatto di queste spiegazioni. Gli architetti hanno anche descritto come “deludente” il fatto che la risposta ufficiale sia venuta non dall’Amministrazione Presidenziale stessa, ma da un’autorità esecutiva a livello di distretto.
Gli architetti osservano che se il vero obiettivo è migliorare le condizioni di vita dei residenti locali, resta poco chiaro perché gli stessi residenti — comprese le persone che vivono in edifici con status di patrimonio protetto — vengano sfrattati forzatamente dalle loro abitazioni.
Questa domanda non ha trovato risposta dalle autorità.
Neanche vi è stata una risposta ufficiale alle affermazioni secondo cui i lavori in esecuzione a Bayir Shahar contraddicono il piano maestro approvato di Baku. Di conseguenza, nonostante le strategie ufficiali sulla carta dichiarino l’impegno a preservare il patrimonio storico, le azioni pratiche suggeriscono il contrario.
Un approccio particolare al problema è evidente anche nella copertura dei media ufficiali. Mentre i canali televisivi e i siti d’informazione vicini al governo riconoscono la realtà delle demolizioni a Bayir Shahar, essi pongono la massima enfasi sul disaccordo dei residenti riguardo alle condizioni di compensazione.
Un servizio di Xəzər TV afferma che il processo di demolizione sia stato ritardato proprio a causa delle obiezioni dei residenti riguardo alla compensazione offerta. In questo modo, la responsabilità è parzialmente attribuita alle “azioni autogestite” dei cittadini insoddisfatti.
Alcuni commentatori presentati come esperti, a loro volta, hanno descritto la demolizione di questi quartieri come un processo inevitabile, guardando la questione non dal punto di vista della conservazione del patrimonio storico, ma principalmente dalla prospettiva del mercato immobiliare.
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Proteste online
Il destino di Bayir Shahar è ampiamente discusso sui social media. Architetti indipendenti e specialisti di pianificazione urbana hanno assunto una posizione attiva su Facebook e su altre piattaforme online.
Ad esempio, l’architetto Dilgāм Ismailov, criticando la copertura mediatica, osserva che alcuni siti web cercano di presentare le notizie sull’“inizio dei lavori di demolizione nell’area Təzəpir” come qualcosa di routinario. Secondo lui, tali contenuti — che normalizzano la distruzione delle strade storiche — si basano non sulle opinioni degli esperti, ma su commenti non professionali di singoli agenti immobiliari presentati come “esperti di proprietà”.
Di conseguenza, si verifica una manipolazione dell’informazione nello spazio pubblico per giustificare le demolizioni, mentre la distruzione del patrimonio architettonico viene presentata come una questione secondaria.
Fotografie e video circolanti sui social media mostrano vividamente lo stato attuale di Bayir Shahar: case metà demolite, strade sul punto di crollare, famiglie costrette a lasciare le loro abitazioni. Sotto questi post compaiono centinaia di commenti, con i cittadini che esprimono proteste contro ciò che vedono come la distruzione di un quartiere storico.
Il noto rapper Elshad Hose, che si era pronunciato contro le demolizioni a Bayir Shahar, ha anche suscitato una forte reazione sui social media. Poco dopo che la sua storia critica su Instagram è stata ampiamente condivisa, il rapper è stato arrestato per 15 giorni. La spiegazione ufficiale ha citato l’uso di un linguaggio osceno in pubblico e la mancata osservanza agli ordini di polizia.
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